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L’approccio Umanista e Bioenergetico

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Quale contributo Maslow ha offerto all’approccio Umanista e Bioenergetico?

L’Approccio Umanista e Bioenergetico si definisce anche dall’opera di Maslow (1973), figura eminente della psicologia umanista, grazie al quale viene posto al centro dell’Approccio Umanista e Bioenergetico l’uomo con i suoi bisogni. Infatti, la negazione dei bisogni primari determina lo sviluppo del carattere della persona.

L’obiettivo della terapia ad Approccio Umanista e Bioenergetico si riferisce alla possibilità della persona di soddisfare i propri bisogni che coinvolgono corpo, mente, anima e spirito.

La possibilità di soddisfare i bisogni permette all’individuo di raggiungere l’apice della piramide dei bisogni (Maslow, 1973) e quindi il raggiungimento del più alto livello: l’autorealizzazione.  Il termine si riferisce al desiderio della persona di autocompimento, cioè alla tendenza che egli stesso ha di attualizzare ciò che è potenziale. Il desiderio a divenire tutto ciò che si è capace di diventare.

Il raggiungimento dell’autorealizzazione permette la possibilità di espandere il proprio sé nella sua naturale direzione, facendo sì che tutte le dimensioni di cui la persona si costituisce possano essere appagate e gratificate. La persona riesce a raggiungere il più alto livello solo nel momento in cui acquista consapevolezza e una conoscenza più profonda di sé, della propria identità psichica e corporea ed è in grado di navigare le proprie emozioni così da raggiungere i propri obiettivi.

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In che modo l’intelligenza emotiva risulta importante?

 Per questo motivo, diversi autori, a partire dall’interessante opera di Goleman e Friedman sull’Intelligenza emotiva (Goleman e Friedman, 1996) permettono di sottolineare quanto il sentiero della competenza emotiva, che tende verso l’autorealizzazione, si definisce grazie alla capacità di ascolto del proprio corpo, delle proprie vibrazioni e dei propri segnali interni che prendono la forma di emozioni, riconoscendole, nominandole e assaporandole sempre più. La conoscenza e la consapevolezza della propria emotività permette alla persona una gestione di se stesso nella presa delle proprie decisioni, in modo che esse rappresentino scelte consapevoli dettate da ciò che più sente come giusto e funzionale per sé.

Salovey, Mayer e Goleman, comprendono all’interno del costrutto di Intelligenza Emotiva cinque ambiti: conoscere le proprie emozioni, maneggiare le proprie emozioni, motivare se stessi, riconoscere le emozioni altrui, utilizzare le competenze sociali nell’interazione e gestione delle relazioni con gli altri.  In base a questi sviluppi teorici è fondamentale per ogni individuo sviluppare le capacità relative all’intelligenza emotiva e nel caso in cui queste non sono state fornite in maniera adeguata è fondamentale promuovere lo sviluppo di appositi training di potenziamento delle abilità emotive all’interno del contesto terapeutico (Mayer et al., 2002).

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Romina Susini, Psicologa, Psicoterapeuta e Consulente Sessuale

Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Toscana, iscr. n. 7009

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