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Cosa accade quando un bambino si arrabbia?
Diversi studi hanno dimostrato che, nella maggior parte dei casi, la rabbia sorge per effetto di un evento scatenante o di un’emozione sottostante. In questi casi, il bambino potrebbe sperimentare situazioni che determinano l’accumulo di stress. Allo stress continuo può seguire un eccessivo accumulo degli ormoni dello stress (cortisolo) che favoriscono, nel bambino, l’espressione di sentimenti di rabbia (Plummer, 2010).
Cosa possono fare i genitori per aiutare il bambino a calmarsi?
Al fine di minimizzare le esplosioni di rabbia a seguito di una continua situazione stressante, risulta importante aiutare i bambini a gestire le emozioni più intense. Se un bambino non è riceve il supporto necessario per gestire le emozioni più forti, nel corso del tempo i sistemi d’allarme della regione inferiore del suo cervello diventano iperattivi. Questo significa che potrebbe reagire in modo esagerato a fattori di stress minori, preoccuparsi per delle piccolezze e vivere una vita ansiosa, e/o essere arrabbiato o irascibile per la maggior parte del tempo”.
Quali altri stati d’animo portano alla rabbia e alla sua difficile gestione?
- situazioni che generano frustrazione o tristezza portano alla rabbia. Ad esempio, la perdita di un familiare, lascia il bambino in balia di emozioni di abbandono e sconforto che lo portano a scaricare la propria energia con atti impulsivi e aggressivi.
- Il tipo di legame di attaccamento che il bambino instaura con il caregiver. Ad esempio l’attaccamento insicuro-evitante è maggiormente legato all’espressione infantile della rabbia, in quanto l’ansia derivata dalla non curanza da parte dell’adulto porta al formarsi di un legame inadeguato e alla conseguente messa in atto di comportamenti aggressivi (Renkin et al. 1989).

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Quali fattori contribuiscono a favorire la gestione della rabbia?
- Le capacità legate al controllo degli impulsi, intesa come:
la capacità di distrarsi autonomamente dalla fonte della frustrazione, di cercare informazioni sugli ostacoli che li allontanano dalle mete che intendono raggiungere e di saper far uso di strategie di ricerca di conforto;
- gli adulti di riferimento sono le figure principali per aiutare e sostenere il bambino;
- la consapevolezza di sé
- il vocabolario emotivo
- la capacità di comunicare
- il livello verbale o non verbale
- cosa il bambino desidera
- l’autocontrollo su ciò che prova
- una sana autostima
- l’empatia
- la capacità di ascoltare gli altri
- la capacità di riflettere sul proprio comportamento e sulle sue conseguenze
- la capacità di problem solving, cooperazione e negoziazione
- la capacità di distrarsi e calmarsi da solo.
Attraverso quali strumenti lo psicoterapeuta aiuta il bambino ad esprimere il proprio bagaglio emotivo e a gestire positivamente la rabbia?
- Giochi
Permettono al bambino di mettersi in gioco con i propri sentimenti, in uno spazio protetto, strutturato e prevedibile, all’interno del quale possono sperimentare capacità nuove ed imparare ad esprimere e gestire situazioni emotive che creano frustrazione e rabbia, aspettando di confrontarsi con gli eventi della vita quotidiana. Giochi creativi abbassano il livello di ormoni dello stress, permettendo ai bambini di affrontare con maggiore successo gli eventi stressanti. Inoltre, impegnarsi in attività ludiche permette il rilascio di oppioidi nel cervello che producono sensazioni di benessere e piacere (Sunderland, 2006).
I giochi sviluppano nel bambino l’acquisizione di molteplici capacità, quali:
- riflessione e ascolto interiore
- sviluppo dell’immagine e della consapevolezza corporea
- riconoscere e comprendere le emozioni attraverso la lettura delle espressioni del volto dell’altro
- la tolleranza alla frustrazione
- lo sviluppo dell’elasticità emotiva
- la costruzione dell’autoefficacia.
- Disegni
il bambino può esprimere inconsapevolmente emozioni che sul piano verbale tenderebbe a negare o a reprimere. Inoltre, non tutte le emozioni possono essere espresse con le parole, anzi ci sono sensazioni ed emozioni che perderebbero il loro significato se passassero dal luogo del corpo a quello del pensiero fino a quello della parola. Il bambino potrebbe non possedere un vocabolario ricco o utilizzare termini inadeguati per quell’emozione o che non lo soddisfano pienamente, così da avere difficoltà a descrivere un’esperienza emotiva in modo specifico.
- Immagini
consente al bambino di osservare la propria rabbia ma allo stesso tempo mantenere la giusta distanza da essa. Immagini quali: “Prima, quando ti sei arrabbiato come una furia, mi è venuta in mente l’immagine di un imponente leone ferito. È così che ti sentivi?” permettono di parlare al bambino con un linguaggio più adeguato tale da consentirgli di vedere la soluzione del problema o promuovere in lui un mutamento di percezione (Plummer, 2007).
- Tecniche di rilassamento corporee/baby-training
permettono al bambino di sviluppare le abilità relative all’ascolto del proprio corpo, sviluppano la capacità di distrarsi, di calmarsi da sé e di sviluppare la consapevolezza del proprio corpo. La promozione di tali capacità permette al bambino di entrare in contatto con la propria consapevolezza corporea, emotiva e dei pensieri così da divenire maggiormente consapevole rispetto alle risposte comportamentali attuate in risposta ad eventi stressanti o che sono fonte di frustrazione.
- Struttura del setting emozionale
Inteso come la strutturazione di un’ambiente emozionale adeguato e coerente con quanto affrontato fino a questo momento a partire dalla costruzione di relazioni di sostegno e di gestione efficace della rabbia tra terapeuta e bambino.
Secondo Rogers (1980) 3 aspetti diventano vitali:
- il terapeuta possa costruire una relazione empatica con il bambino. E’ utile aiutare i bambini ad entrare in empatia con i coetanei e a gestire con successo questa emozione.
- Il compito del terapeuta è quello di valutare oggettivamente il bambino e adottare un atteggiamento positivo, affinché il bambino si senta accettato e accolto
- È importante che il terapeuta mantenga un atteggiamento coerente rispetto alla consapevolezza dei propri sentimenti e atteggiamenti espressi nei confronti del bambino.
L’utilizzo di lodi riferite a comportamenti specifici e concreti favorisce nel bambino il benessere, unito al riconoscere e valutare le emozioni che il bambino riporta all’interno del setting terapeutico.
Cosa possono fare i genitori quando si trovano di fronte alla rabbia del bambino?
- restare calmi, dimostrando al bambino di essere consapevoli di quello che sta esprimendo e di non esserne intimoriti;
- dimostrarsi sicuri nel saper affrontare con successo la rabbia dell’altro, così da permettere al bambino di fidarsi e affidarsi. Nel caso di episodi di intensa rabbia, è utile strutturare uno spazio di time-out così da consentire al bambino di calmarsi autonomamente, mentre un momento successivo potrà essere dedicato all’espressione verbale della rabbia percepita. Questa modalità gli consentirà di rendere la rabbia meno intensa e ne favorirà la sua espressione in comportamenti appropriati;
- permettere al bambino di riflettere su quanto avvenuto e sull’emozione percepita, lo aiuterà ad esplorare, una serie di strategie utili e alternative per la gestione efficace della rabbia.
Nel caso in cui i genitori si sentano sprovvisti di tali competenze può divenire utile richiedere l’aiuto di un professionista che possa supportali nello sviluppo delle diverse abilità.

