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Quando ha origine la Psicologia Umanista e perché rappresenta un’innovazione?
La Psicologia Umanista o “Psicologia della Terza Forza” nasce negli Stati Uniti, negli anni 60’.
La Psicologia Umanista si basa sullo sviluppo e l’accrescimento delle potenzialità e delle capacità positive della persona (la Terapia centrata sul cliente di Rogers, la Gestalt di Perls, l’analisi transazionale di Berne, la Bioenergetica di Lowen).
Tale approccio ha ampliato il campo di osservazione dell’essere umano, coinvolgendo diversi aspetti che si riferiscono a:
- porre attenzione alla persona e all’esperienza quale strumento essenziale degli studi dell’uomo,
- considerare la libertà di scelta, la spinta creativa e l’autorealizzazione della persona,
- valorizzare la dignità della persona e l’interesse allo sviluppo del potenziale in essa latente,
- focalizzarsi sull’uomo sano e non su quello malato così da ribaltare la concezione di salute e malattia,
- considerare tutti questi aspetti nel qui ed ora dell’esperienza della persona.
La Psicologia Umanista come vede la figura del paziente?
La Psicologia Umanista segue un modello olistico e dinamico, il cui obiettivo è la comprensione della persona nella sua totalità individuale. La persona è considerata un agente attivo che è interconnesso in un complesso sistema di relazioni con il mondo, perciò diviene fondamentale per il terapeuta per comprenderne il comportamento conoscere la storia personale, le aspirazioni e la visione del mondo della persona.
La Psicologia Umanista come vede la figura del terapeuta?
Grazie alla rivoluzione messa in atto dalla Psicologia Umanista si è passati dalla visione del terapeuta come “tecnico-riparatore” di una disfunzione a quella di “terapeuta-facilitatore”, dove l’individuo viene posto al centro dell’intervento terapeutico.
La psicoterapia non si limita al trattamento del disagio psichico ma promuove un processo di:
- conoscenza di sé,
- crescita,
- trasformazione propositiva.
Il terapeuta umanista ha il compito di creare un’atmosfera di empatia e accettazione comprensiva della persona e delle sue problematiche, in cui dare importanza al sentire e al significato personale del cliente cercando di evitare qualsiasi forma di interpretazione del vissuto emotivo, promuovendo invece, una chiarificazione, in cui si lascia lavorare il cliente nel suo percorso di rivalutazione ed espressione di sé.

Perché Carl Rogers ha lasciato un segno significativo?
E’ grazie all’opera di Carl Rogers nel 1975, che il panorama della psicologia dell’epoca si modifica riconoscendo alla figura del paziente quella di un essere umano al quale il terapeuta può rapportarsi con autenticità, empatia e trasparenza ma soprattutto approcciandosi a lui senza utilizzare metodi e tecniche pre-costituite. Per questo, prende sempre più vigore la “Terapia Centrata sul Cliente”.

