Conosciamo la nostra famiglia e le sue dinamiche relazionali?

Alleanze, coalizioni e rivalità: le dinamiche relazionali

In ogni famiglia esistono alleanze, coalizioni e rivalità. Sarebbe però positivo che queste coalizioni non siano rigidamente stabilite ma tendano a cambiare a seconda delle situazioni e non compromettano il buon funzionamento della famiglia, a differenza di alleanze stabili e durature che sono fonte di malessere per i diversi membri della famiglia. 
Perciò è bene porsi alcune domande:

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“C’è un componente della mia famiglia con il quale sono più spesso in accordo o in disaccordo?;
  • “Tendo ad allearmi maggiormente con qualcuno della mia famiglia piuttosto che con altri?”
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  • “Quando i miei figli litigano, tendo a prendere la parti di uno a discapito dell’altro?”;
  • “C’è una persona della mia famiglia con la quale trascorro la maggior parte del tempo libero?”
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  • “C’è qualche membro della mia famiglia che mi fa arrabbiare più degli altri o che più frequentemente si arrabbia con me?”.

Il modo per apportare un cambiamento nel proprio sistema familiare inizia da una conoscenza delle dinamiche relazionali alla base. Rappresentano come una bussola, attraverso la quale ci indicano la strada da cui partiamo, senza la quale si rischia di navigare al buio.

“Nella mia famiglia ci sono allegria e momenti di divertimento?”. E’ importante cogliere ogni occasione per scherzare, per sdrammatizzare e alleggerire il più possibile il carico di pesi e stress che ogni componente sorregge sulle proprie spalle quotidianamente.

”Esistono ruoli e regole chiaramente stabiliti e accettati, che siano comunque flessibili, in maniera da adattarsi ad eventuali cambiamenti all’interno della famiglia?”. Avere dei ruoli e dei compiti ben stabiliti aiuta, ogni componente a sapere cosa aspettarsi. E’ importante che i ruoli siano espliciti e condivisi da ogni membro ma soprattutto flessibili così che la famiglia possa adattarsi al meglio alla nuova situazione.

”Sono presenti aspettative ragionevoli, realistiche e condivise su ogni membro della famiglia?”. La percezione di una sottostima o di una sovrastima delle proprie capacità o delle capacità altrui, può creare grossa sofferenza in un membro della famiglia ed essere fonte di conflitto spesso latente.
 E’ importante che i genitori prestino attenzione, soprattutto, alle aspettative che trasmettono ai propri figli. Ma è anche importante che i genitori comprendano e trasmettano ai propri figli che anche loro non sono invincibili ma hanno dei limiti e possono attraversare momenti di vulnerabilità.

“Riusciamo a comunicare in maniera soddisfacente?”. Una comunicazione efficace è fondamentale perché i membri della famiglia possano sentirsi amati e compresi, possano sentire di poter contare gli uni su gli altri e poter raccontare cosa sta loro accadendo. 
Per comunicare bene è importante renderci disponibili, predisposti a dedicare del tempo e mettersi in uno stato d’animo adatto all’ascolto e all’accogliere i sentimenti, così come è importante sapere di poter contare sulla disponibilità degli altri membri della famiglia. 
Aspettiamo che gli altri abbiano espresso le proprie opinioni e le proprie emozioni prima di parlare a nostra volta, cerchiamo di capire quali siano i veri sentimenti che stanno dietro le parole e, soprattutto, ascoltiamo anche se non siamo d’accordo.
 Mostriamo empatia e chiediamo all’altro se abbiamo compreso davvero quanto sta provando.
 Se desideriamo qualcosa da un membro della famiglia, esprimiamo in maniera chiara i nostri desideri e i nostri bisogni, non pretendiamo che li “intuiscano” o che “sappiano leggere nel pensiero”. 
Chiediamo agli altri di fare altrettanto con noi. Questi momenti di condivisione, possono essere il pretesto per comprendere i vissuti emotivi dei propri figli, i quali tendono ad esprimente più facilmente il loro disagio, a volte derivante anche da un clima familiare a rischio, con modalità comportamentali, quali aggressività esplosa o implosa, chiusura, isolamento sociale o al contrario frequentazioni poco raccomandabili, con le quali inconsapevolmente tendono a lanciare richieste di aiuto ai genitori.

“Ora che sono adulto, sto ripetendo la dinamica relazionale che da piccolo ho visto fare ai miei genitori?”. Può capitare, e non è così scontato come si pensa, che una volta che ci allontaniamo dalla nostra famiglia di origine, ci portiamo dietro anche i clichè relazionali dei nostri genitori (sia dal punto di vista coniugale che genitoriale), che ci hanno fatto soffrire e che hanno caratterizzato la nostra infanzia. È come se tendessimo a relazionarci all’altro così come facevano i nostri genitori, modalità che tendevano a creare incomprensioni, scontri e conflitti, pensieri parassiti che si stagnavano nella loro mente e tendevano a minare il loro rapporto e la gestione dei loro conflitti. È una tendenza comune aver assorbito tali modalità, perché sono quelle che abbiamo appreso vivendo in quel contesto familiare ma ciò non significa che non possiamo riconoscerle e impararne altre nuove e più funzionali.

Riconoscere una difficoltà o un disagio e chiedere aiuto è segno di responsabilità e di grande amore per se stessi e per chi ci circonda.

ultima modifica: 2015-08-03T08:10:51+00:00 da Romina