I Disturbi Specifici dell’Apprendimento e la loro complessità

Einstein è considerato uno tra i più grandi scienziati di tutti i tempi. Approfondendo la sua storia, si scopre che da bambino iniziò a parlare in ritardo, ebbe difficoltà a legare con i coetanei e imparò a leggere all’età di nove anni.
Il biografo Pais dichiara che, anche se la famiglia di Einstein aveva delle apprensioni perché potesse essere ritardato avendo iniziato a parlare dopo parecchio tempo, dopo poco si tranquillizzò vedendo che Albert aveva cominciato a pronunciare frasi intere fra i due e i tre anni. Sua sorella affermò: “Lo sviluppo, durante l’infanzia, procedeva lentamente. Ebbe alcune difficoltà con il linguaggio, tanto che si temeva che non avrebbe mai imparato a parlare… Ogni frase che pronunciava la ripeteva a se stesso a bassa voce, muovendo le labbra. Questa abitudine persistette fino a sette anni”. Quando gli veniva rivolta una domanda, elaborava la risposta nella sua mente e faceva una prova sottovoce, poi la ripeteva a voce alta quando era sicuro che fosse giusta. Non è possibile conoscere le ragioni effettive delle sue difficoltà ma ci sono buoni presupposti per poter parlare di un Disturbo Specifico di Apprendimento (DSA).

 Tratto da “Le aquile sono nate per volare”, Rossella Grenci , Edizioni La meridiana

Complessità e preconcetti nei DSA: conoscerli per capirli

Ci sono diversi preconcetti che insegnanti e genitori hanno rispetto ai bambini colpiti da un Disturbo Specifico di Apprendimento. Secondo molti, è un problema che riguarda essenzialmente la scuola ma in realtà, se si osservano attentamente le difficoltà, possiamo renderci conto che colpisce la quotidianità del bambino. Hanno la convinzione che il bambino sia disattento, non si impegni, non sia abbastanza motivato o che in certe occasioni prenda in giro gli adulti, con il suo comportamento. Innanzitutto, gli insegnanti e i genitori dovrebbero mettersi nei panni di un bambino con DSA e per farlo dovrebbero conoscere cosa significa.

Cosa colpiscono?

I bambini con DSA hanno problemi nell’elaborazione linguistica.

Ad esempio, se durante la lezione, l’insegnante farà una domanda di storia al bambino questi impiegherà il doppio del tempo a rispondere in quanto avrà svolto un doppio processo di elaborazione. Prima ascolta la domanda, poi si focalizza su ogni parola della domanda per elaborarne il significato e solo dopo diverso tempo riuscirà a dare la risposta. Questo processo non solo affatica il bambino ma fa anche spazientire l’insegnante che crede che lo stia prendendo in giro o che non ha studiato abbastanza o non è motivato. Inoltre, produce nel bambino una forte ansia e tensione in quanto è costretto a stare attento a molti stimoli (la spiegazione, controllare la sua ansia, pensare alla risposta). Per questo, i bambini con DSA hanno la sensazione che il ritmo della lezione sia troppo veloce. Una delle possibili tecniche che l’insegnante può adottare, può essere quella di parlare in privato al bambino, riconoscere la sua problematica e concordare con lui la modalità più consona così da permettergli di stare concentrato sulla lezione senza nervosismo (“solo quando mi metterò davanti al tuo banco dovrai rispondere alla domanda, il resto del tempo sarò alla cattedra così potrai ascoltare la lezione in tutta tranquillità”).

Difficoltà nella percezione visiva

Gli errori riguardanti la lettura (inversione, distorsione, sovrapposizione) sono imputabili a difficoltà nella percezione visiva. Il sistema visivo ricopre un ruolo determinante nel processo della lettura, in quanto permette di riconoscere le lettere, la loro posizione e relazione spaziale nella parola, e successivamente di attivare la serie di processi che trasformano il grafema in fonema, in parola ed in significato. Un danno al sistema visivo comprometterebbe tutte le altre fasi della lettura.

Lettura e decodifica

Le problematiche di inversione di lettere (t/d, p/b) e le problematiche di simmetria che colpiscono un bambino dislessico, gli rendono difficile comprendere ciò che ha appena letto, non ha le idee chiare sul suo contenuto, in quanto ha speso tutta l’energia nella decodifica del materiale. Perciò la comprensione della lettura risulta molto compromessa dal tempo e dalle energie spese nella decodifica del materiale letto.

Effetti della percezione sul comportamento

Le difficoltà si presentano anche nel campo percettivo, come nello sbagliare la destra con la sinistra o nell’avere difficoltà a riconoscere alcune immagini. Per questo, a volte “si mettono nei guai” e gli insegnanti credono che si prendano gioco di loro o che adottino un atteggiamento provocatorio.

Difficoltà di coordinazione visuo-motoria

I bambino con DSA hanno difficoltà a integrare le informazioni che ricevono dagli occhi con quelle che ricevono dalla motricità (coordinazione visuo-motoria). Ricevono messaggi misti mentre copiano dalla lavagna, gli occhi gli suggeriscono di andare a destra (messaggio visivo) mentre la mano gli dice di andare a sinistra (messaggio motorio). Tale difficoltà rende la scrittura un processo complicato.

Espressione orale

Le difficoltà si possono presentare anche nel parlare quotidiano, durante il quale il bambino può avere difficoltà a raccontare qualcosa di sé, sembra che non trovi le parole, “che abbia le parole sulla punta della lingua”; questo è il così detto fenomeno della disnomia (è la difficoltà o incapacità a richiamare alla memoria la parola corretta quando è necessaria). Le funzioni del cervello che sono compromesse si riferiscono, in misura differente, alle capacità di immagazzinamento e recupero dell’informazione. Una volta immagazzinate le informazioni all’interno del proprio cervello, i bambini, hanno difficoltà a recuperarle e quando vi riescono, una volta utilizzate, le ripongono in un posto sbagliato, così che quando le andranno a ricercare non riusciranno a ritrovarle. Inoltre, per loro risulta difficile fare due cose allo stesso tempo, come parlare e scrivere, devono scegliere tra l’una e l’altra.

Capacità visive e uditive

La modalità di insegnamento più corretta e funzionale per un bambino con DSA è quella di consegnarli l’attività da svolgere con le relative istruzioni scritte sul foglio e spiegargliele a voce, prima che lui le legga. Di modo che il bambino sia avvantaggiato nella successiva attività di lettura, che servirà solo a rafforzare le indicazioni fornite dall’insegnante. Infatti, è fondamentale per questi bambini utilizzare cassette audio-registrate per facilitargli l’attività di studio.

Ma cosa possiamo fare per aiutare un bambino con DSA?

Il più grande regalo che possiamo fare ad un bambino con un Disturbo Specifico di Apprendimento è quello di dargli tempo, in ognuna di queste attività sopra elencate, nella vita di tutti i giorni e non solo in quella scolastica. Il canale principale a cui il bambino con DSA si affida è quello dell’udito in quanto non è compromesso dal suo disturbo. L’insegnante e il genitore hanno il dovere di trovare tutti i piccoli accorgimenti utili affinché il bambino con DSA possa essere aiutato ad apprendere (ad esempio, consegnargli una copia di ciò che l’insegnante ha scritto alla lavagna perché fa fatica a copiare dalla lavagna; permettergli di registrare la lezione così da poterla riascoltare anche a casa, vista l’enorme difficoltà ad ascoltare e prendere appunti contemporaneamente…).

Affinché un bambino con DSA possa imparare come gli altri deve essere per forza trattato diversamente e ogni adulto deve riconoscere a ciascuno di loro ciò di cui a bisogno e gli è necessario per imparare.

Gli adulti che non hanno chiara la complessità del disturbo rischiano di relazionarsi al bambino con DSA in maniera sbagliata, col rischio di creare nel bambino frustrazione, bassa autostima, tensione ed ansia.

Leggi anche “I disturbi specifici di apprendimento DSA: diagnosi e diritti del bambino

ultima modifica: 2015-03-17T20:32:15+00:00 da Romina