L’accettazione in psicologia

“Che io possa avere la serenità per accettare le cose che non posso cambiare,  il coraggio per cambiare ciò che posso e la saggezza per capire la differenza.”

(Reinhold Niebuhr estratto dal libro “Il cavaliere che aveva un peso sul cuore” di Marcia Grad Powers.)

“Vivi un giorno alla volta, apprezza il momento presente e accetta le difficoltà come pietre sul sentiero che porta alla pace.”

(“Il cavaliere che aveva un peso sul cuore” di Marcia Grad Powers.)

Una chiave d’accesso importante per la propria serenità

L’accettazione rappresenta la chiave per sentirci sereni e appagati in questa vita e nel qui ed ora. Per accettazione si intende una tendenza all’accoglimento non giudicante ma amorevole. Non rappresenta una forma passiva di sopportazione formata da rabbia, senso di impotenza e desiderio di liberarsi dall’oggetto del disagio. L’accettazione e la disponibilità a sentire quello che c’è in questa forma sono l’opposto del controllo, ma indica la capacità di “prendere le cose come sono”, lasciando emergere anche i sentimenti “negativi” ed accogliendoli come una parte di sé, come un fenomeno fisiologico e non come un Drago da combattere, controllare o allontanare.

L’accettazione è molto diversa dalla rassegnazione. Infatti, la rassegnazione significa rimanere intrappolati in una situazione, autocommiserandoci, sentendosi vittime degli eventi, incapaci di trovare vie d’uscite e avere strumenti e risorse a nostro vantaggio.

L’accettazione significa imparare dalle esperienze della vita e andare avanti. Grazie ad essa possiamo osservare un ricordo o un evento dal di fuori, percependo e sentendo un’emozione lasciandola fluire. Solo così possiamo superare il dolore e avvicinarci al cambiamento.

Se proviamo a rifletterci: quante volte ci siamo resi conto di far fatica ad accogliere dentro di noi qualcosa che ci è accaduto, così da contattare rabbia, delusione, tristezza, con il conseguente desiderio di cambiare le cose? Accade spesso. Sia per piccoli intoppi lungo il nostro cammino (siamo in ritardo e una fila di macchine di blocca la strada) sia quando siamo colpiti dalla perdita di una persona amata (il dolore, la negazione, la rabbia, la tristezza fanno parte di un processo naturale che conduce all’accettazione, solo se si è in grado di accogliere dentro di noi le emozioni e le sensazioni anche quelle “negative” che ci fanno soffrire, perché queste fanno anch’esse parte di noi e sono alla base del nostro essere).

Capita a volte, di incontrare persone che finiscono quasi per “logorarsi” dentro nel voler cambiare e modificare la realtà dei fatti, scontrandosi ogni giorni con qualcosa o qualcuno che non è come loro vorrebbero, desiderando che sia in un altro modo, giudicandolo sbagliato o non all’altezza, pretendendo di cambiarlo, in alcuni casi anche per far andar meglio la relazione che si ha con questa persona. Allo stesso tempo, questo meccanismo possiamo rifletterlo anche verso noi stessi, facendo fatica ad accettare i nostri limiti ma piuttosto rifiutandoli e nutrendo sempre più questa modalità insana.

Nascono emozioni che non vogliamo accettare, nascono così giudizi e pregiudizi, che ci tagliano la strada, che ci bloccano il cammino, portandoci a rimuginare sul nostro futuro o a volte anche sul passato, facendo nascere, sempre più dentro di noi, un’intensa preoccupazione per quello che è stato, che sarà o che potrebbe essere. Ci dimentichiamo che lo scontro, il conflitto è dentro di noi, dentro il nostro essere e solo quando accogliamo dentro noi stessi anche questa parte possiamo finalmente giungere a nuove scoperte, nuove consapevolezze e ad una visione più totalizzante così da toccare la serenità con noi stessi… e di riflesso anche con gli altri.

ultima modifica: 2016-02-25T19:27:49+00:00 da Romina